10.30.08

Le parole…

Pubblicato su Uncategorized a 4:50 pm di blackmamba11

Il decreto Gelmini è legge. Ieri migliaia di persone protestavano davanti a Palazzo Madama. Oggi tante persone erano a Roma. Io no, e non sono ancora informata ufficialmente su quante persone ci fossero. Mia madre mi ha chiamato da lì e mi ha detto che sono tantissimi. Tanto al TG5 diranno che erano 20.000, e Santoro dirà che erano 5 milioni. Come sempre.

Però erano tanti, sicuramente, ed erano tanti gli studenti che hanno partecipato con me alle lezioni in piazza, alle occupazioni delle scuole superiori e delle università, sono tanti i maestri che hanno messo in atto, nel loro piccolo, delle forme di protesta. Ci sono le raccolte di firme, ci sono piazze gremite in tutte le città, per la 133 e per la riforma Gelmini. Perché sono due cose diverse, ma in fondo è la stessa cosa : si penalizza l’istruzione, cioè i futuro, in un Paese che al futuro non ci ha mai pensato, e infatti guardate come stiamo.

Ma questo governo continua a dire che quelli che vanno in piazza sono stati illusi dalla sinistra. Ecco, secondo loro siamo tutti scemi. Milioni di persone, tutte deficienti.
Mi disturba sentir parlare di meritocrazia e di lotta alle baronie. Sono punti che andrebbero risolti, certo, ma queste leggi non c’entrano proprio niente! Sono parole, parole vuote e inutili, che servono solo a fare fesse un po’ di persone che le leggi non le leggono.

Io le leggo e personalmente non me ne importa niente delle opinioni altrui. Mi disturbano gli studenti della libertà che continuano ad andare a giro con i loro banchetti dicendo “Noi paghiamo le tasse e vogliamo fare lezione, quindi l’occupazione deve finire” (come se le tasse le pagassero solo loro) e odio gli studenti di sinistra che li aggrediscono, a volte, che non li fanno parlare alle assemblee.

Posso modestamente vantarmi di aver distrutto tutte le argomentazioni di uno studente della libertà l’altra mattina davanti al Cubo. Ma l’ho fatto PARLANDO, senza mai alzare la voce e senza impedirgli di parlare.
Perché non è così che si va avanti, così semplicemente ognuno resta ancorato alle sue idee e si nasconde dietro frasi come “gli studenti che occupano sono indottrinati dalla sinistra” o “sono tutti comunisti”.
Ma le parole, in questo Paese, servono solo a prendere in giro e a dire luoghi comuni.

A volte ascolto i leader politici parlare al telegiornale, e ho l’impressione che per me sarebbe la stessa cosa se dicessero “Non ci sono più le mezze stagioni, si stava meglio quando si stava peggio, piove governo ladro, poggio e buca fa pari, la mamma è sempre la mamma e chi non risica non rosica”. Tante parole senza senso, e io che le parole le amo e le leggo e le scrivo e me le faccio entrare nell’anima mi incazzo, perché le parole non meritano di essere usate così, perché la parola è il motivo per cui l’uomo si considera un animale superiore, e allora usiamola per scopi superiori, e non solo per guadagnare e vincere e prendere in giro.

Vorrei restituire dignità alle parole e al futuro, il mio e quello dei miei coetanei, ma a volte mi guardo avanti e penso che sia impossibile. Penso che finiremo tutti inevitabilmente in mezzo a una strada, tranne quei pochi che avranno la fortuna di potersene andare, penso che studieremo come matti, con passione e impegno (anche se l’università è quella che è, ma noi che ci possiamo fare?), impareremo a fare il nostro lavoro e rimarremo comunque in mezzo a una strada. Non mi lascio scoraggiare, quest’anno, perché ho capito che l’unica cosa che si può fare è vivere lo stesso, anche se non uoi immaginare un futuro più lontano di domani. E allora vivo, e studio, e mi impegno, e imparo, in un’università che magari non è amministrata benissimo, ma che ha tante persone che lavorano con serietà.

Tra qualche anno sarò nella lunga fila di persone in cerca di un lavoro inesistente. Ma non c’è niente che si possa fare, in un Paese dove milioni di persone che protestano non vengono neanche ascoltate.

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