05.31.08

Bennett I love you

Pubblicato su Uncategorized a 2:57 pm di blackmamba11

Maureen cerca di incoraggiarmi a leggere. Per scoraggiarmi a scrivere, suppongo. Dice che i libri allargherebbero il mio orizzonte. Mi porta dei romanzi, ma non mi convincono : cioè, quando qualcuno in un romanzo dice qualcosa tipo “Non sono mai stato coinvolto in un incidente aereo”, sai già che cinque minuti dopo si schianterà. Dice : i treni non deragliano mai, e zàcchete, un treno deraglia. Bisogna dirlo per fare andare avanti la storia. Perciò se l’eroina dice: “Credo che non sarò mai felice”, puoi scommetterci la camicia che la felicità l’aspetta dietro l’angolo. E’ la regola dei romanzi. Invece nella vita uno può dire che non sarà mai felice e non essere felice mai, e dirlo non fa uno straccio di differenza. E’ la regola della realtà. A volte mi sorprendo a pensare che andrà meglio la prossima volta. Ma ormai è fatta. A me è andata così.

 dal monologo ”Una donna di lettere”, in “Signore e signori” di Alan Bennett

 

ALAN BENNETT IO TI AMO!!!!

05.22.08

Pubblicato su Uncategorized a 12:12 pm di blackmamba11

 

SIAMO IN

CHAMPIONS LEAGUE!!!!!!!!!!!!

GRAZIE   RAGAZZI!!!!!!!!!

05.15.08

Compito 9 (ma non è un vero compito!)

Pubblicato su Uncategorized a 2:57 pm di blackmamba11

Il prof ci ha chiesto di esprimere il nostro giudizio finale sul corso di informatica. Quindi mi viene naturale pensare che siamo alla fine di questo percorso. Un po’ mi dispiace, soprattutto perché questo significa che la mia esperienza come studentessa di medicina è ufficialmente conclusa.. Finora quando mi chiedevano come va l’università svicolavo dicendo “sto preparando l’esame di informatica”, ma se il corso è finito adesso dovrò veramente dire a tutti che ho rinunciato a medicina… Mamma mia, svengo solo al pensiero!!! Vabbè, questa era una cosa personale che non c’entrava nulla…

Quando ero nel pieno della mia crisi universitaria, tra lezioni di anatomia e istologia, c’è stata la prima e unica lezione frontale di informatica. Il professore lo avevo già visto a giro per i corridoi del Cubo, e alcuni amici che avevano fatto il corso di informatica nel primo semestre mi avevano detto “Guarda, quello è il professore di informatica che fa l’esame ganzo!”.

L’idea del blog mi è piaciuta da subito. Se non altro per la possibilità di interagire con gli altri studenti e con il professore stesso fuori dall’ambito universitario… Il corso di informatica infatti è andato ben oltre l’ambito universitario : si è parlato dell’uso del linguaggio, del rapporto tra studenti e professori, del rapporto medico-paziente… E proprio su quest’ultima discussione vorrei soffermarmi : in mesi di lezione non abbiamo MAI parlato davvero del rapporto medico-paziente con i nostri professori medici. Togliendo quelle poche lezioni di psicologia e di bioetica, che però hanno avuto luogo la prima settimana di università, quando non solo non ci sentivamo ancora medici in via di formazione, ma neanche ci sentivamo studenti universitari, nessun professore medico ci ha mai parlato del rapporto medico-paziente. E invece secondo me da questa tematica, che è FONDAMENTALE, dovrebbero partire tutte le lezioni. Di qualsiasi materia.

Prendo come esempio le lezioni di istologia (e premetto che non voglio offendere nessuno). Due ore ad ascoltare una professoressa che spiega talmente veloce che la maggior parte della lezione risulta incomprensibile… A questo punto non sarebbe forse meglio che la professoressa, che è anche medico, spiegasse la metà degli argomenti (tanto anche quelli che sono stati spiegati vanno ristudiati da capo perché a lezione non si è capito nulla) e si soffermasse a parlare dell’essere medico, di tutto ciò che questo comporta? Questo sarebbe positivo per entrambe le parti : la professoressa si stancherebbe di meno, e gli studenti troverebbero la lezione più leggera (ma non per questo meno impegnativa!) e soprattutto molto più importante!!! Un lunghissimo discorso sul citoscheletro non mi porta niente se alla fine del discorso ne so quanto prima perché il tempo è poco e gli argomenti da trattare sono troppi. Invece un discorso sull’essere medico mi rimane dentro, perché se mi sono iscritta a questo corso di laurea probabilmente mi interessa sapere cosa vuol dire essere medico. E chi può spiegarcelo meglio dei nostri professori medici???

E invece nessuno ce ne ha mai parlato. Se ne è parlato solo con un professore, il Formiconi, che tra l’altro non è medico. Ma che sembra aver capito le nostre esigenze più dei medici stessi, che quello che viviamo noi l’hanno vissuto e dovrebbero conoscere benissimo i dubbi, le perplessità di un ragazzo che si iscrive a medicina senza la minima idea di cosa voglia dire essere un medico.
Noi studiamo moltissimo, tutti i giorni, materie molto pesanti. E questo è necessario, non si può evitare. Ma giustamente dopo un po’ qualcuno (come me), non vedendo la fine di tutto questo studiare, lascia… E, chi lo sa, magari le potenzialità per essere medico le ha… Però non sa cosa vuol dire essere medico, e l’idea (forse sbagliata) che si è fatto non gli piace, e quindi smette.

Sono sicura al 99% che non sarei stata un buon medico. Ma c’è quell’1% che un po’ mi spaventa. Se non ho capito cosa vuol dire essere un medico, è perché nessuno me lo ha mai detto. Secondo me è sbagliatissimo…

 

Ecco, forse questo post c’entra pochissimo con il corso di informatica… ma magari scrivo un altro post uno di questi giorni…

05.04.08

Professori e studenti…

Pubblicato su Uncategorized a 4:59 pm di blackmamba11

Parlando del rapporto professore-studente, vorrei citare una parte del libro di Pennac, “Diario di scuola”, che ho letto con piacere poco tempo fa grazie proprio al blog del professore:

“… e quando l’assistente sociale gli chiede perché non studia, sai che cosa risponde?”
“…”
“Esattamente la stessa cosa del professore: il “questo”, il “questo”! La scuola non fa per me, non sono fatto per “questo”, ecco cosa risponde. E anche lui, snza saperlo, parla del terribile scontro tra l’ignoranza e il sapere. è lo stesso “questo” dei professori. I professori ritengono di non essere stati preparati a trovare nelle loro classi studenti che ritengono di non essere fatti per stare lì. Da entrambe le parti, lo stesso “questo”".
“E come rimediare al “questo” se l’empatia è sconsigliata?”
“Dai, tu che sai tutto senza aver imparato niente, il modo per insegnare senza essere preparato a “questo”? C’è un metodo?”
“Non mancano, certo, i metodi, anzi, ce ne sono fin troppi! Passate il tempo a rifugiarvi nei metodi, mentre dentro di voi sapete che il metodo non basta. Gli manca qualcosa.”
“Che cosa gli manca?”
“NOn posso dirlo”
“Perché?”
“è una parolaccia”
“Peggio di “empatia”?”
“Neanche da paragonare. Una parola che non puoi assolutamente pronunciare in una scuola, in un liceo, in una università o in tutto ciò cje le assomiglia!”
“E cioè?”
“No, davvero non posso!”
“Su, dai!”
“Non posso, ti dico! Se tiri fuori questa parola parlando di istruzione, ti lincianO!”
“…”
“…”
“…”
“L’amore.”

E così si conclude il libro di Pennac. E io sono d’accordissimo. Nessun metodo, magari creato da personalità eccezionali e bravissime nel loro mestiere, nessun metodo provato da anni e anni di uso può bastare. Perché il compito della scuola non è quello di riempire la testa dei ragazzi di nozioni, ma quello di FORMARE individui certo sotto il profilo professionale, ma anche dal punto di vista UMANO. Nessuno questo lo capisce, e si tende a pensare che un professore è tanto più bravo quanto più la sua materia risulta impegnativa per i ragazzi. Se ci metto 8 ore a studiare latino e 2 minuti a studiare inglese, senza avere una propensione particolare per nessuna delle 2 materie, significa senz’altro che il professore di latino è più bravo.
Ma non è assolutamente vero! O meglio, può essere vero ma non è necessariamente vero…
La professoressa migliore che ho conosciuto ci faceva studiare tantissimo, probabilmente ho studiato più per la sua materia in 2 anni che nel resto dei 5 anni di liceo messi insieme. Però ogni tanto, a lezione, chiudeva il libro e si parlava. Si parlava di tante cose. Della televisione, della politica, della scuola, del futuro, della storia. E lei non ci ha mai fatto lezioni su questo. Portava la sua esperienza, che giudicava importante e valida quanto le nostre.

Ci ha dato “amore”? Questa parolaccia…
Dipende da cosa si intende per amore… certo non ci faceva le carezze e non ci diceva le parole dolci… e neanche ci aiutava alle interrogazioni o ai compiti, anzi era una che pretendeva moltissimo ed era anche abbastanza brusca alle interrogazioni.. però si vedeva che ci voleva bene, e soprattutto ci teneva al suo ruolo di insegnante nei nostri confronti… Voglio dire, definire un insegnante uno che insegna una certa materia secondo me è riduttivo. Un insegnante DOVREBBE ESSERE di più. E per me questa professoressa lo è stato, nonostante la sua materia fosse probabilmente tra quelle che amavo meno, perché, devo ammetterlo, mi riusciva poco…